07/01/2013

3°) Il principe Raggio di Luna e la Regina del Prato "di Marco PARIS"

Il principe Raggio di Luna e la Regina del Prato par "Marco Paris ,mardi 6 novembre 2012, 22:21 ·
Il Principe Raggio di Luna, dall’alto del suo celeste castello era triste, di una tristezza che nessuno riusciva a spiegare, una sorta di inerte debolezza, di indifferente apatia. Erano venute a trovarlo le più belle fate delle stelle. Che avevano da sempre desiderato conquistarlo come proprio marito. Ma lui, sdraiato sul suo trono di perle, sembrava indifferente a ciascuna bellezza…. Più erano belle nel loro diafano splendore e meno la loro luce riusciva a conquistare il suo interesse. La madre, Regina Luna, non riusciva a farsi una ragione di quello stato di suo figlio, di quel languire privo di ogni vitalità. Aveva chiamato a visitarlo i migliori medici del cielo Messer Fulmine e Cavalier Tempesta, che erano corsi al capezzale del malato cinti con i loro mantelli di lampi e nebbia. – Ci vuole una scossa elettrica! – aveva sentenziato Messer Fulmine a l consulto con il suo collega;-Io proporrei una bella doccia gelata!- aveva contrapposto l’altro; ma ne fulmine né scroscio di pioggia ebbero esito positivo… Il Principe Raggio di Luna rimaneva chiuso nel suo tetro mutismo…
Disperata, Mamma Luna, attraverso il cielò per raggiungere all’orizzonte suo fratello Sole che si accingeva a tramontare. I due fratelli si abbracciarono e gli uomini dalla terra assistettero ad una grandissima eclisse di sole, mentre i due celesti fratelli si consultavano fra di loro- Sono disperata.
Diceva Luna- solo tu con la tua solare saggezza di chi vede tutto nel cielo e sulla terra, puoi indicarmi un rimedio!.- Sole aggrottando la sua corona di raggi in un ardente sfavillare osservò:-
Raggio di Luna è sempre vissuto nel buio mondo della notte, alla luce del tuo pallido sorriso. Il suo cuore si è gelato e non può scaldarlo amore di diafane figlie di stelle. La notte sarà la sua bara, se tu, cara sorella, non lo farai uscire dal tuo regno, fatto solo di pallida, tremante luminescenza e di silenziosa nostalgia. Devi mandarlo libero per il mondo, dove trionfa fata Luce la sua vitale Primavera. Che egli viva il contatto con quel mondo diverso, sulla terra, dove i miei raggi fecondano l’aria e la mie ancelle suscitano profumi, con  colori, brividi di vitale bellezza, e il suo cuore si risveglierà  a quelle vitali carezze!-Madre Luna pianse, quel consiglio le imponeva di lasciar andare lontano da sé il suo diletto figlio, di cacciarlo via dal suo grembo, ma ella anche capiva le ragioni esposte da suo fratello Sole.
Tornò al suo algido Regno chiamò il figlio e con voce imperiosa, nella quale a stento  celava le lacrime, ordinò;- Basta poltrire:è ora che tu ti scuota e conosca la vita. Io, Madre, Regina e Dea, ti bandisco dal mio celeste Regno e ordinerò a Vento e Tempesta che ti conducano lontano, verso un diverso futuro!- Con gesto imperioso alzo sul suo capo le braccia, cinse introrno al suo volto un velo di oscure nubi, mentre Vento e Tempesta avvolsero nel loro turbine il giovane  principe. Lo precipitarono verso il basso, verso la terra, ai piedi dell’orizzonte, dove il cerchio dell’Oceano si congiungeva alla boscosa terra,  ai piedi di un’alta montagna che con la sua vetta sembrava sfidare il cielo.
Il giovane Principe era abbagliato da tanta luce, la sua vista era ancora confusa, come lo sguardo di un naufrago che si leva oltre la cresta dell’onda. Dal mare giungevano un profondo suono, il batter dell’onda contro la spiaggia e, mescolato un canto come di celesti fanciulle, La Sirena che abitavano ai piedi dei grandi scogli, illusorie incantatrici di sventurati naufraghi.  Si lasciò trascinare dalla corrente verso la riva e si ritrovò nudo e indifeso sulla sabbia, lambito dall’onda. Lo videro dal buio intrigo della foresta, i Nani che abitavano in quel magico regno e che spesso vedevano marinai trascinati morenti a riva, dopo l’affondamento della loro nave.Ma questa volta una voce li ammonì dall’alto:   era il vecchio gufo, vate e profeta di quel Regno, di gran lunga il più saggio di tutti, ispirato nel cuore da Madre Natura e Sorella primavera:- Non fategli del male –gridò- quell’uomo è sacro: è il figlio della dea Luna e nipote del Sole, qui giunto per volere del destino. Mandate a lui i vostri animali, perché lo nutrano e lo dissetino e tessiate per lui un manto principesco che lo ricopra con la trasparente leggerezza delle ali di farfanne e con il calore delle piume dell’oca. Ornatelo con le più belle gemme dei fiori e in capo ponetegli un diadema di smeraldi, rubini e diamanti, tratti dalle voster miniere. Con onore conducetelo al vostro villaggio e sottoponetevi a lui, come fosse il vostro Re|.
Tali ordini diede il vecchio gufo e lesti i Nani e i folletti della Grande foresta obbedirono. Rivestirono il Principe, lo issarono su una preziosa portantina e lo condussero alla loro città, con canti di gioia.
Il Principe Raggio di Luna non capiva, ma tutta qulla luce e quella gioia gli riscaldavano il cuore a lungo chiuso nel ghiaccio del silenzio lunare. Sentiva rinascere le forze nel suo cuore e pulsare caldo il sangue nelle vene.
A poco a poco divenne sempre più un bel giovane, alto aitante, cavaliere baldo sul suo destriero, temuto e ammirato dagli esseri della foresta. E, dall’alto, in tutta la sua bellezza, lo vide la Gande Fata del Prato e il suo cuore ne fu conquistato: Circondata da un iridescente arcobaleno e da una pioggia di stellate farfalle, discese, si rivelò ai Nani, ai folletti e agli esseri della foresta e col suo sorriso arrestò il galoppo fragoroso del bel Principe,, bella e luminosa come una dea, e, tra i canti dei presenti avanzò verso di lui per farne il suo sposo.
Luna e Sole guardarono dall’alto e plaudirono a quelle nozze
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